mercoledì 19 febbraio 2014

STEAMBOAT: Cronaca di un'occasione sprecata

L'argomento di cui vado a parlarvi quest'oggi, miei baldi giuovini, riguarda un qualcosa di molto vicino a me, geograficamente ma non solo. Per chi non è di Torino probabilmente questo pezzo sembrerà "alieno"... non me ne vogliate!

Ci ho pensato un po' prima di scriverlo, sebbene le mie perplessità e la mia voglia di esporle siano di lunga data. Spero che nel trattare l'argomento io non urti chi c'entra nella situazione ma, magari ne è vittima.

Basta con i preamboli: come il titolo suggerisce oggi si parla di Steamboat, uno spazio espositivo/fumetteria/bar aperto nel novembre 2012 in pieno centro a Torino che tenta di replicare il successo dei comics store americani (come quello di Kick-Ass per intenderci) dove i nerd possono comprarsi l'ultimo numero del loro fumetto preferito e sfogliarlo assieme agli amici seduti ad un tavolino con un milkshake o un maritozzo (il celeberrimo maritozzo americano).
Dietro il progetto c'è Vittorio Pavesio, lo stesso Vittorio Pavesio dell'omonima casa editrice, del Torino Comics e della Scuola Comics di Torino. Uno che quindi il fumetto lo mastica e non da ieri. La persona ideale, sulla carta, per poter rendere giustizia al fumetto e creare un paradiso nerd che possa aprirsi anche a chi non conosce la nona arte se non di sfuggita o grazie ai recenti blockbuster.

Lavoro a pochi metri dal locale e decido, pochi giorni dopo l'apertura, di farci un salto. Da fuori l'impressione è positiva. L'insegna dorata richiama al leitmotif del locale, lo steampunk, ma anche a Steamboat Willie, il cartone Disney dove apparve per la prima volta Topolino (Pavesio è un grandissimo fan del mondo disneyano e grande collezionista di memorabilia in tema). Sulle colonne del porticato sono installati monitor che alternano gli spot della Scuola Comics (dove gira anche l'immagine del progetto che presentai all'esame finale, Storie di un Tizio Qualunque), a quelli dei futuri eventi e i futuri incontri con gli autori, nelle vetrine all'ingresso action figures e volumi di pregio, dalle altre vetrine si intravede la caffetteria, anch'essa in perfetto stile steampunk


L'impressione che si ha, anche una volta entrato, è quella di andare oltre al "normale" comics shop americano. Pare quasi che si voglia creare un "salotto letterario" dei fumetti, dove poter leggere su una comoda poltrona in stile impero l'ultima graphic novel dell'autore in voga.

C'è però qualcosa che "stona". E non mi riferisco né alla tinta giallo evidenziatore pugno in un occhio presente in tutte le sale che di certo non rilassa la vista (probabilmente è la stessa avanzata dalla Scuola Comics a cui devo la perdita di un paio di diottrie) e non sono nemmeno i peluches giganti di animali inseriti a random come oggetto di arredamento. Il problema è un altro: è la sciatteria.

Premetto che NON ho visitato la zona "ristorazione" e che questo mio articolo NONvuole essere contro i giovani ragazzi che vi lavorano. È palese la loro buona volontà e la loro diligenza nel gestire il negozio. Il problema purtroppo temo risieda in come la cosa viene gestita ad un piano più alto. In tutto l'edificio l'impressione che si ha è quella di un bazar male organizzato, lasciato a marcire nell'incuria, che tanto qualcuno ravanando trova qualcosa da comprare. Il salone al pian terreno (quello dove si tengono anche le varie conferenze ) è forse quello che si salva di più (o forse sono io troppo indulgente). Lì si trovano i classici BD francobelga, le immancabili proposte dell'editore Pavesio e una discreta selezione di manga, espsosti senza troppo risalto. La saletta dietro la hall invece ospita senza alcuna razionalizzazione action figures, gli immancabili peluches, e avanzi di magazzino di vario tipo. E la situazione si ripete anche nella sale al piano di sopra, quelle cioè dedicate al fumetto americano.

Sapete qual è la differenza tra un fumetto arretrato e un fumetto semplicemente "vecchio"? Fisicamente nell'albo non vi è alcuna differenza. La differenza sta in COME questi vengono disposti e in come vengono "gestiti" da chi li vende. Un fumetto arretrato è un fumetto imbustato, in un raccoglitore dove ci sono gli altri albi della testata disposti in ordine cronologico. Un fumetto vecchio è un fumetto random di una testata random di un periodo random buttato su un tavolino assieme ad altri fumetti random di testate random di periodi random. E non è una questione di pignoleria (mai imbustato un fumetto in vita mia e si vede ahimè) ma una questione di rendere un servizio migliore a chi viene a comprare, che sia l'appassionato che cerca un arretrato o che sia il ragazzo che entra per la prima volta in una fumetteria. È questo che differenzia un negozio come quello che sembrava essere nelle intenzioni Steamboat e le bancarelle dell'usato in Piazza Albarello (che, per carità, ci ho trovato le meglio cose in quelle bancarelle... ma allora a quel punto vado direttamente lì, no?).

A concludere il tutto (in peggio) la saletta che si affaccia sul salone al piano di sotto a cui sono dedicati tutti i fumetti americani che non siano Marvel e DC: una scaffaleria dove sono appilati ed esposti alla bene e meglio volumi casuali di case editrici casuali, pacchi di albi ancora incelofanati e buttati lì senza preoccuparsi troppo (sospetto non siano stati nemmeno messi ad inventario, ma è solo un presentimento) e, la chicca, "l'angolo delle occasioni" dove si trovano albi di testate e di case editrici chiuse da secoli nemmeno tenuti troppo bene. Residui di "sgombero cantine a prezzi modici" insomma.

Prima delle feste passo (senza entrare) di fronte al negozio. Ormai sono francamente disilluso e non credo che si possa fare di peggio. Purtroppo mi sbagliavo: l'entrata è per metà ostruita da un FRIGO pieno di dolci di ogni sorta, nell'ingresso, prima della zona bar, non troppo distante dal secondo omnibus del Thor di Simonson un espostiore di pizzette calde, nelle vetrine, tra una statuetta di Batman Black & White e il saggio di Alan Moore vassoi ricolmi di pasticcini e frutta di marzapane!Ok, l'intento del negozio è quello di unire la caffetteria alla fumetteria... però mi chiedo se sia possibile che un posto del genere, in una zona del genere, con delle potenzialità del genere e in mano ad uno che VIVE di fumetto... sia ridotto così male da doverla buttare sui pasticcini per poter attirare qualcuno? Davvero il fumetto va così male a Torino? Non vi so dare una risposta, so soltanto che fino ad un paio di settimane fa (scrivo il pezzo il 19 febbraio) vi era un cartello che diceva "chiuso fino al 23 gennaio", sostituito parecchi giorni dopo il 23 gennaio "chiuso per inventario", sparito anch'esso.

Non mi sento, come vi dicevo, di dare la colpa ai giovani commessi del negozio. Le volte che sono andato ho avuto sempre il sentore che fossero alla prima esperienza nel gestire una fumetteria e che, soprattutto, facciano miracoli con i pochi mezzi e il poco supporto che gli viene dato. L'idea che purtroppo mi sono fatto è quella di un totale abbandono da parte di chi ha voluto e creato quel posto. Lo stesso abbandono progressivo a cui si assiste da anni a Torino Comics, la fiera del fumetto nostrana che, di anno in anno, in assoluta controtendenza rispetto al resto di italia, diventa sempre più povera, sempre meno incentrata al fumetto e sempre più bazar di cazzabubbole (sto usando la parola "bazar" troppo spesso, me ne dolgo ma non trovo termine più efficace), con i soliti (bravissimi eh!) autori e con i soliti (bravissimi anche loro eh) ospiti internazionali, tutti guarda il caso pubblicati da Pavesio. E poi l'immancabile retrospettiva su Star Wars (con special guest lo stuntman di uno che appariva in tre inquadrature de Il ritorno dello Jedi), l'altrettanto immancabile incontro con i doppiatori di un anime di trent'anni fa (l'effetto nostalgia fa sempre breccia)...tutta una serie di situazioni deprimenti che hanno portato tanti espositori a dare forfait (l'immensa pianura desolante formatasi l'anno scorso in mezzo agli stand dei più duri e puri portava ad essere imbarazzati per osmosi) e ad editori di POCHISSIMO conto come Panini  a non presentarsi con il proprio stand. E la cosa TRAGICA a coronare il tutto è che, a confermare che, pur non traducendosi obbligatoriamente in fumetti venduti, l'interesse verso la nona arte è cresciuto a dismisura. Gli ingressi sono sempre maggiori nonostante tutto e i biglietti costano sempre di più! Tutto sembra essere in mano a mercenari che non sanno cosa sia il fumetto e che vogliono solo speculare. E il sapere che così non è fa ancora più tristezza e ancora più assurdo tutto ciò.

Non so quale sia il destino che spetta a Steamboat e, in estensione, al Torino Comics. La mia speranza è che ci si possa rendere conto degli errori passati e che si possa avere il coraggio di osare qualcosina di più. Cittadine ben più piccole di Torino come Lucca e Mantova l'hanno dimostrato.

21 commenti:

  1. Da Steambot non ci sono mai andato e devo ammettere che mi sono allontanato già da qualche tempo dai fumetti, esattamente quando, da un giorno all'altro, ha chiuso la fumetteria dove mi rifornivo (la sua chiusura è stato un grosso dispiacere per tutti noi fedeli clienti, ma questo è un altro discorso).
    Devo però ammettere che in questi anni di cose ne ho imparate (anche grazie alla mia fumettara) e non mi stupisco dell'articolo che hai scritto, tanto meno delle tue considerazioni finali su Torino Comics. Ne ho sentite di cotte e di crude su tante fumetterie, di pacchi non recapitati e di due pesi e due misure a seconda di quanto grosso era il tuo portafoglio e, in corrispettivo, la tua casella.
    Un evento molto particolare, quasi simbolico, è quando scrissi un articolo sul mio blog inerente a Torino Comics 2012. Ho ricevuto un anno dopo (UN ANNO DOPO), alle porte di Torino Comics 2013, una risposta sgarbatissima da una delle organizzatrici. Grande cortesia, insomma.
    Tutto questo non dà giustizia ad un mondo, quello fumettistico, che sempre più sta trovando spazio in Italia, (e le realtà esterne a Torino ce lo dimostrano).

    Invece... a Torino la fiera del Libro ha quasi più fumetti di Torino Comics.
    E questa è sicuramente mancanza di professionalità.

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  2. Io sono di Venaria (vicino a Torino) compro una barcata di fumetti e bene o male conosco le fumetterie di Torino e Provincia e il problema di Steamboat è da imputarsi a ùd un paio di problemi.
    1. Quando uscì la notizia pensai una sola cosa: "ma quante fumetterie esistono a Torino, non sono un po' troppe?", quindi per me uno dei problemi era proprio il sovraffollamento di queste ultime.
    2. L'idea poteva essere carina ma rimane troppo dispersiva e troppo per lettori casual, nella fumetteria dove mi rifornisco mi conoscono e sanno i miei gusti e i miei soliti acquisti.
    3, La gestione Pavesio che, come capita già per il Torino Comics, rimane semi-disastrosa.

    Detto questo ti dico anche che Panini manca da un paio di anni da Torino Comics penso per forti diatribe tra editori (a quanto ho sentito da fonti attendibili)

    Scusa per la lunghezza del commento :)

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  3. Sono d'accordo con il tuo pensiero, mi ricordo quando corsi con un gruppo di amici a visitare il locale poco dopo l'inaugurazione, così come non ricordo di esservi mai più rientrato. Le torte esposte l'anno scorso mi hanno dato conferma della mia scelta.
    Non capisco solo perchè dici "sapere che non è così" quando ipotizzi questo mondo in mano a dei mercenari. A me invece sembra proprio così.
    Non so chi ne sia colpevole direttamente, ma:
    - il Torino Comics ogni anno sembra sempre più una vetrina pubblicitaria per l'editore Pavesio, che occupa infatti il 50 % di essa con le sue attività;
    - i prezzi di biglietti e spazi espositivi sono sempre in aumento, questi ultimi quest'anno hanno raggiunto livelli talmente alti che conosco almeno tre standisti, soliti a parteciparvi, che non si presenteranno;
    - i prezzi delle figure vendute allo SteamBoat erano competitivi come il Sudafrica ai giochi olimpici invernali.

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  4. Sono stato in "pellegrinaggio" a Torino prima di Natale, per una bella rimpatriata coi ragazzi di radiotube. Ho avuto modo in questa occasione di visitare quelli che sono i miei luoghi "di culto", quelle zone o negozi di cui ho sentito solo parlare e che, nella mia testa, ho mitizzato alla follia.
    Lo Steamboat era tra questi. Chi c'era ricorderà che le mie prime parole una volta entrato, figlie del mio esuberante entusiasmo: "Bene. Lorenzo, uccidimi. Voialtri, seppellitemi qui."
    (Sono un tipo un po' estremista a volte, sì).

    Tuttavia, man mano che mi aggiravo su e giù per il locare deserto, mi rendevo conto che c'era qualcosa che non andava. Proprio come hai detto tu, non c'è l'ordine ne la cura, ne tanto meno l'offerta, che sono abituato a trovare nelle mie fumetterie di fiducia qui a Modena.

    Una fumetteria, senza fumettaro. [questa potrebbe diventare una citazione storica]

    La cosa che mi fa strano è che io, se lavorassi lì, ci passerei LE ORE a riordinare tutto, a leggicchiare gli albi, a rimbambolare i clienti di consigli (ma mica per vendere, solo per fargli vedere che ne so più di loro, che domande). Davvero non c'è nessun nerdaccio incarognito che si fa avanti?
    Magari il tempo risponderà a questa domanda. Staremo a vedere. Quel locale me lo sono sognato la notte per mesi, se la baracca dovesse chiudere ne resterei fortemente amareggiato.

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    1. A suo tempo, da buona nerdaccia incarognita mandai un curriculum, e sono tornata alla carica offrendomi di curare la sezione sulla letteratura di genere, annunciata ma mai attuata. Nessuna risposta. Oddio, è normale e ci sono abituata, però...

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    2. Allora il problema, come era anche prevedibile, è a monte. Male, molto male.

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  5. Io abito in un paesino in provincia di Bergamo e qui le fumetterie non esistono... dovrei farmi minimo un ora e mezza di macchina per raggiungerne una... l'unico modo per acquistare fumetti è via internet (spese di spedizione astronomiche) o in edicola (moooooooooooolto poco fornite...).
    Onestamente io mi sono allontanato dai fumetti qualche anno fa, virando sui romanzi, principalmente per questo motivo.
    Mi dispiace enormemente leggere che anche dove fumetterie e fiere a tema ci sono, non vengono sfruttate a dovere.

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    1. posso consigliarti il sito della PAN distribuzione? tutti i fumetti recenti col 10% di sconto e spedizioni gratuite sopra i 50 euro, che oggi vuol dire neanche 10 fumetti alla fine!

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  6. La mia esperienza SteamBoat.
    Andai l'anno scorso per cercare alcuni numeri di 6 fumetti differenti (italiani, giapponesi e franco-belga), numeri di qualche mese prima che non ero riuscito ad acquistare subito come faccio di solito.
    Non ne avevano nessuno in casa per cui me li hanno messi in "ordinazione", richiedendomi semplicemente una mail. Gliel'ho data, aggiungendoci il cellulare (di mia iniziativa).
    Dopo 10 giorni di silenzio ritornai e feci presente il problema: non sapevano di cosa stessi parlando. Rifeci quindi "l'ordinazione" e ridetti mail e cellulare (alla stessa ragazza alla cassa, quella di 10 giorni prima) e aspettai.
    Dopo altri 10 giorni di silenzio assoluto tornai ancora in negozio: "non sono ancora arrivati", mi fece la solita ragazza, un po' imbarazzata.
    Dopo poco, mi beccai il cartello "Chiuso per ferie", quindi mi preparai ai conseguenti altri giorni buttati.
    E dopo ben 1 mese dalla loro riapertura dalle vacanze, decisi che avevano perso un cliente.
    Avrei tranquillamente potuto comprarli subito in altri negozi, ma non mi pareva giusto avendoli richiesti da loro.
    Ad oggi, non entro da SteamBoat da 6 mesi.

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  7. Niente uscite di comics almeno da settembre (solo arretrati gettati alla benemeglio), anche manga ed europei gettati indistintamente nella stessa stanza, senza ordine. Peccato, davvero un'occasione sprecata. Certo, cannoli e arancini sono squisiti... ;)

    A Torino centro mi affido a Figuriamoci e al negozio della rinascente (il mejo fornito di comics e novel, secondo me)!

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    1. Il negozio della rinascente però sono dell'idea che punti soltanto alle uscite del momento e non tanto a fare magazzino... se cerchi quello uscito subito allora il posto è giusto, ma se cerchi un vecchio numero, io ti consiglio il popstore vicino a porta susa o la 901, in via di nanni

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  8. Io ho praticamente frequentato lo Steambot dal giorno dell'apertura, abitando in provincia il mio shopping "fumettoso" si concentrava nelle famose serate a tema, All'inizio si potevano trovare parecchie cose, tra cui alcuni manga che ovviamente in un semplice giornalaio non trovi, all'ultima festa fatta allo Steambot ordinai svariati numeri Marvel e dopo ben due mesi mi arrivò un e-mail che mi diceva, in sintesi, che non erano arrivati e che fin dopo natale non sarebbe arrivato nulla. Ormai natale è passato e non hanno comunque nulla di nuovo, è vero che ha del potenziale ma sta cadendo in picchiata come locale, l'unico picco l'ha proprio avuto durante le feste, e anche li c'era il sentore (per riprendere il Tizio) di sciatteria (e aggiungo anche prezzi da capogiro per partecipare alle feste, ricordo di averne saltata una perché l'ingresso era di 25 euro).

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  9. Ciao Tizio, ho letto il tuo post e dico che anche qui a Napoli ci ho visto la medesima situazione che hai descritto. Sembra esserci una malagestione in atto. In ambito di fumetti ci sono solo un paio di negozi storici che bene o male "tirano avanti" ma ultimamente se ne é aperto uno praticamente sotto casa mia. Ci sono andato speranzoso e dopo 5 minuti sono scappato deluso dal profondo del cuore. Gli albi erano impilati in un ordine sconosciuto ( albi DC e Marvel sullo stesso scaffale con dei wolverine in mezzo a dei batman ), action figure e peluche messi così senza un minimo di criterio e di logica e un grande stanzone sotterraneo dove ci facevano i tornei di Magic e non un albo nemmeno a pagarlo della bonelli. Ora, io apprezzo che i giovani lottino per lavorare, c'é la crisi, c'è la disoccupazione...ma per la miseria certe cose vanno gestite come si deve. Chissà quante persone saprebbero gestire qualcosa del genere alla grande e invece non hanno i mezzi per farlo. E intanto mi sono ritrovato in una specie di bancarella ambulante caotica con la differenza che si trovava in pianta stabile in un locale di 100mq. Commessi e gestori di fumetti non capivano niente...é molto molto triste. Per finire la stessa situazione del Torino Comics l'ho trovata a quella che facciamo qui, al Napoli Comics.Disorganizzazione, caos, sicurezza assente.. Addirittura due anni fa fecero lo stesso biglietto per due eventi dislocati in due posti diversi: comicon e fiera dei videogiochi...assurdo.

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  10. Su Torino Comics non condivido, a me piace andarci, piace la gara cosplay, piace l'angolo sci fi, piace l'incontro con i doppiatori, piacciono le conferenze e trovo sempre cose e persone belle e interessanti. Su Steamboat invece ho qualche dubbio e non da oggi. Che dire? Chi vivrà vedrà, io spero ancora che si tirino su.

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  11. Corre voce che abbia chiuso definitivamente. Nessun annuncio ufficiale, ma è ufficioso a quanto pare. Peccato.

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  12. A me piaceva tanto steambot, ci tornavo spesso per la passeggiata in pausa pranzo e ho sempre comprato qualcosa. Poi sono arrivati i cannoli.....e poi, lentamente il tracollo..passando davanti leggo..aperto solo di pomeriggio e ora leggo te Elena....triste io.

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    1. Pure io sono triste, ma avevo avuto un'impressione strana già da settembre. Che peccato!

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  13. ciau! guarda da quello che ho sentito io il problema è proprio a monte come immaginavi tu. pavesio è solo uno dei soci ( uno dei tre) e tra questi già girava male PRIMA che si aprisse la fumetteria MA qualcuno ha deciso di aprirla lo stesso, morale: dopo 6 mesi tra affitti e poche rendite e continui litigi tra soci la fumetteria aveva già dato il giro. è quasi un anno che non arriva nuovo materiale e hanno cercato di guadagnare sul cibo come bar. il problema è che il negozio è proprio partito male

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    1. Certo che mettere su un'attività con gente con cui non vai d'accordo in partenza è quanto meno azzardato, e questo in generale. Che non arrivassero i fumetti lo avevo capito, che tristezza comunque.

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